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Caccia al fagiano

la caccia al fagiano

Per comprendere la validità di questa idea, è possibile fare un esempio, concreto e semplicissimo: quello, cioè, che riguarda il taglio di un bosco. Già da molti decenni, infatti, l’uomo ha scoperto che è possibile tagliare il bosco senza distruggerne le capacità rigeneratrici, garantendosi così la possibilità di poterne usufruire per un periodo di tempo illimitato. In altre parole, con il bosco, l’uomo ha messo in pratica una tecnica che gli consente di effettuare un taglio conservativo, ovvero un taglio che possa offrire quanta più legna possibile senza compromettere le capacità di rigenerazione del bosco stesso, in modo tale che, dopo un certo periodo di tempo, quello stesso bosco possa tornare di nuovo ad offrire una importante quantità di legna.

Se, quindi, è possibile effettuare un prelievo conservativo a carico del bosco senza distruggerlo mai completamente, è possibile applicare lo stesso concetto al prelievo venatorio. Una gestione venatoria razionale nei confronti del fagiano dovrebbe essere attuata in modo tale che ciascuna popolazione possa ogni anno offrire il massimo carniere possibile, senza che questo ne pregiudichi la sopravvivenza e la produttività negli anni successivi.

La caccia al fagiano: un formidabile incassatore di piombo

Messa in questi termini, la caccia al fagiano può sembrare una cosa semplice, ma in realtà se si considera la gestione venatoria del fagiano in Italia, questo concetto di prelievo venatorio è molto distante dalla realtà. La caccia, nei fatti, è l’esatto contrario: il fagiano si presenta da sempre come un grande incassatore di piombo, ossia come usa specie che si può cacciare tranquillamente senza alcun genere di limite. La caccia al fagiano in Italia, infatti, è molto semplice e non necessita di un grande dispendio di energie. Quindi per sostenere una caccia scriteriata e distruttiva è giocoforza ricorrere ai cosiddetti ripopolamenti, ovvero a quelle pratiche che consentono di ripristinare ogni anno un patrimonio di animali cacciabili. Allora, nel migliore dei casi,, in inverno si mettono nel cosiddetto territorio libero fagiani catturati nelle zone del ripopolamento e della cattura. Ma siccome la produttività delle popolazioni selvatiche va diminuendo a vista d’occhio, in primo luogo a causa delle recenti trasformazioni ambientali ma anche della cattiva gestione faunistica, si deve fare ricorso ai soggetti allevati in cattività. Anche in questo caso, poi, è possibile fare una sorta di classifica: che c’è i fagiani li immette in estate prima dell’apertura della caccia e chi durante la stagione venatoria. Le ragioni di questa differenza risiedono nel fatto che i fagiani allevati in cattività sono prede fin troppo facili per i predatori (come volpi, cani e gatti) e quindi è giocoforza immetterli poche ore prima di una degradante fucilazione.

I ripopolamenti dei fagiani

La caccia al fagiano, quindi, non può fare a meno dei ripopolamenti. E’ vero anche che le condizioni delle campagne italiane sono ogni anno che passa sempre più negative nei confronti del fagiano, ma per questo esistono rimedi facili ed economici da realizzare: i cosiddetti miglioramenti ambientali a fini faunistici. si tratta, in sostanza, di tutta una serie di accorgimenti che – se messi in pratica – sono in grado di creare delle condizioni di vita e di riproduzione per il fagiano che sono simili a quelle esistenti prima della seconda Guerra Mondiale. Esistono moltissime ricerche scientifiche in ambito venatorio  che confermano questa teoria. In problema, tuttavia, ha innanzitutto una valenza culturale: negli anni 50 e 60, per i cacciatori era sufficiente andare in campagna per trovare le lepri e i fagiani in abbondanza: l’agricoltura non industrializzata di quel tempo, infatti, favoriva queste specie. Per i cacciatori di quel tempo, in sostanza, accadeva una situazione simile a quella che accade oggi per i cacciatori di ungulati. L’ambiente favorisce il cinghiale, il capriolo, il cervo, il daino e il muflone e per i cacciatori che si dedicano a questo genere di caccia i compiti gestionali sono limitati o comunque inferiori – in termini di impegno – a quelli che spetterebbero ai cacciatori che si dedicano al fagiano. Per avere consistenti popolazioni selvatiche di fagiano occorrerebbe oggi che i cacciatori si rimboccassero le maniche e dessero una mano alla realizzazione di una strategia su larga scala di miglioramenti ambientali.

All’impegno in campo virtuale, sicuramente, è importante affiancare un atteggiamento culturale differente: ossia cacciare secondo i criteri di conservazione e non più di distruzione. Un modo relativamente semplice di calcolare di anno in anno il carniere sostenibile è quello di osservare e registrare con cura il numero totale di giovani che sono presenti prima dell’inizio della caccia.

Tuttavia, se si volesse ragionare solo in termini di prelievo venatorio massimo attuabile, si rischierebbe di fare molti errori. Qualsiasi popolazione di fagiano è sottoposta a delle variazioni annuali: una primavera o estate piovosa, o entrambe, possono infatti incidere molto negativamente sulla nascita e la successiva sopravvivenza dei piccoli. Il parametro che deve guidare in concreto il prelievo venatorio è l’andamento della riproduzione. Un modo relativamente semplice di calcolare di anno in anno il carniere sostenibile è quello di osservare e registrare con cura il numero totale dei giovani che sono presenti prima dell’inizio della caccia. Questo dato è della massima importanza perché ci offre un quadro attendibile circa l’andamento più o meno positivo della riproduzione.

Se nella primavera, all’inizio della riproduzione abbiamo avuto l’accortezza di contare il numero delle fagiane presenti, possiamo dividere il numero dei giovani presenti  al termine dell’estate per il numero delle femmine presenti prima della riproduzione e ottenere così il numero medio di giovani per fagiana adulta. Di conseguenza, se al termine della riproduzione avremo un numero medio di giovani per fagiana adulta. Di conseguenza se al termine della riproduzione avremo un numero medio di circa 3- 4 giovani per fagiana adulta, possiamo orientarci verso un prelievo di circa il 30% del totale della popolazione presente prima dell’inizio della caccia. Se, viceversa, avremo in media 2-3 giovani per fagiana, dobbiamo mantenere il prelievo intorno al 20%. Nel malaugurato caso di avere solo 1-2 giovani per fagiana dovremo limitare il prelievo al massimo ad un 10% della popolazione.

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