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Cani antimine: storia e addestramento

Cani antimine

In effetti fino alla Seconda guerra mon­diale non si sapeva quanto fosse straordinario l’olfatto dei cani (e in natura non è neppure il migliore, I’orso lo ha quattro volte più sensibile di quello di un segugio Bloodhound) e per capirlo basterà pensare a quel che fece in quella guerra l’esercito sovietico. Addestrarono dei cani — muniti di uno zainetto pieno di esplosivo collegato a una antella come detonatore — a correre verso i carri armati tedeschi e a infilarsi fra i cingoli cercando il cibo, così com’erano stati addestrati. Il cane moriva, ma il carro armato veniva distrutto. Almeno, così pensavano i russi. Ma quando nel 1942 li usarono in battaglia, a esplode­re non furono solo i blindati tedeschi, ma soprattuttoquelli russi. Si scoprì poi che questi ultimi avevano addestrato i cani con i loro carri armati che anda­vano a gasolio, mentre i panzer tedeschi usavano la benzina. E i cani grazie al loro olfatto erano attirati da quelli a gasolio, perchè quello gli era stato incon­sapevolmente insegnato. L’esperimento finì in breve, però questo non significa che i cani non servirono in quanto quelli sovietici contribuirono a trovare e neutralizzare piu di 4 milioni di mine e proiettili d’ar­tiglieria inesplosi. Attenzione, solo quando gli inse­gnarono a farlo.

Cani antimine: una storia mondiale

L’Inghilterra allo scoppio della Seconda guerra mon­diale ordinò l’abbattimento di circa 200.000 cani in quanto si supponeva che avrebbero tolto cibo alla popolazione, e in effetti l’intero esercito ne schierò solo 600. I tedeschi invece ne avevano pronti oltre 200.000, di poche razze selezionate e super addestrati, sapendo che sarebbero stati utilissimi. Gli inglesi dal 1943 si trovarono nei guai quando il nemico invece di piazzare mine antiuomo con involucro di metallo — che i metal-detector individuavano utilizzò quelle di plastica. A differenza dell’eser­cito statunitense, che ritirò i cani antimina, l’esercito britannico però ottenne dei risultati. Non totali, ma incoraggianti. Visto che le mine venivano sotterra­te, si scoprì che i cani percepivano la differenza di odore della terra rimossa. Per far capire ai cani che bisognava individuarle, durante l’addestramento li si portava vicino a piccole buche coperte, in cui naturalmente non c’erano mine ma congegni elettrici. Quando il cane li toccava veniva colpito dalla scossa e così capiva che era meglio individuarle prima fiutando la terra smossa nonchè, almeno per un po’, la differenza di temperatura. Insomma, non si sape­va che i cani sono in grado di fiutare proprio l’esplo­sivo. Lo si scoprì dopo.

Durante la Guerra d’Algeria l’esercito francese uti­lizzò i cani. Le mine e gli ordigni usati negli atten­tati divennero un grosso problema e quindi i cani addestrati erano preziosi. Venivano liberati, oppure tenuti con un guinzaglio molto lungo, nelle zone da ispezionare e precedevano di una trentina di metri il conduttore e la relativa scorta di soldati. Una volta individuata la bomba il cane, senza abbaiare per non attrarre I’attenzione di eventuali nemici, si sede­va sulle zampe posteriori, con la testa in direzione della mina. Questa posizione era dovuta all’insegna­mento, in quanto nel sedersi il cane arretra. Se si fos­se invece sdraiato, si sarebbe avvicinato all’ordigno, con maggiori rischi. Era il conduttore che doveva percepire, anche a distanza, ciò che il cane voleva fare capire e quindi la sintonia fra animale e uomo doveva essere totale. Un secondo tipo di ad­destramento invece fa­ceva si che il cane una volta scoperta la mina tornasse indietro sui suoi passi. Naturalmen­te chi piazza le trappo­le explosive, ieri come oggi, cerca anche di uccidere i cani antimi­na e i loro conduttori, posizionando meglio delle mine antiuomo intorno ad altre più facilmente in­dividuabili e che fanno da esca. A volte (lartificiere decideva, e decide, di fare saltare la bomba con una piccola carica esplosiva e si mette al riparo a una distanza ritenuta sufficiente, senza sapere che alla bomba, magari posta sotto, c’e una carica esplosiva molto più potente che lo ucciderà anche a quella distanza. Questo stratagemma viene usato anche oggi. Chi pone la mina, purtroppo, spesso è esperto e fantasioso, e prima di piazzarla ha previsto dove si ripareranno le sue potenziali vittime. Avrà capito che i nemici (soldati, artificiere, cane e conduttore) si andranno a riparare proprio dietro quel muro a quel macigno, e lì disporra altre mine. E’ vero che “Un artificiere fa solo un errore in tutta la vita”. Lo stesso vale per i cani e conduttori, legati da affetto e solidarietà difficili da spiegare. Ci sono stati casi di conduttori feriti o uccisi i cui cani non li hanno ab­bandonati neppure sotto il fuoco nemico, e casi di cani feriti i cui conduttori li hanno trascinati via no­nostante fossero presi di mira.

In Iraq i cani antimina sono molto utili, mentre non lo sono in aree molto umide come quelle pluviali, con frequenti acquazzoni che lavano il terreno da­gli odori. Ancora peggio è quando le mine vengo­no piazzate sotto l’acqua nei ruscelli e nelle risaie, come facevano in Vietnam, e in quel caso il cane assolutamente non le percepisce. II 33% delle vittime statunitensi nella Guerra del Vietnam — e la maggior par­te morì — è stato ufficialmente attribuito alle mine, incluse quelle artigianali purtroppo tanto usate in Iraqe Afghanistan, ossia i cosiddettiIED (Improvised Explo­sive Device) piazzati dai guerriglie­ri utilizzan­do esplosivo estratto daproiettili ebombe inesplose o addirittura preparandolo e miscelando fertilizzanti chimici e altre sostanze. Ogni volta che gli artificieri disattivano una mina trovando un nuovo tipo di esplosivo, lo si invia ai reparti cinofili affinchè i cani imparino a riconoscerlo. Essendo piazzati gli IED soprattutto lungo le strade anche trafficate lunghe decine di chilometri, si capisce che le colonne di automezzi militari devono procedere a buona velocità per cercare di non essere colpiti e in tal caso non si possono usare i cani antimina in quanto rallenterebbero l’avanzata facen­do quindi aumentare il rischio di essere colpiti con i lanciarazzi portatili. Naturalmente i cani non pos­sono nulla nel caso di auto o camion-bomba guidati da suicidi, non percependo l’odore dell’esplosivo su un mezzo in velocità. Per parare questa eventualità, gli unici in grado di farlo sono i soldati.

I guerriglieri piazzano questi ordigni anche inseren­doli nelle carcasse in decomposizione di animali (e in certi casi addirittura in cadaveri umani) o appen­dendole in alto, su alberi o pali della luce. Sono stati inseriti persino all’interno di tronchi d’albero e dentro i muri, cementandone poi i buchi. In altri casi sono state appese ad asini e cani suicidi (naturalmente inconsapevoli) addestrati dai guerriglieri. Inoltre, so­vente si spruzzano le mine di gasolio, al fine di im­pregnarle di un odore diffuso e che copre in parte quello dell’esplosivo. Se il cane non individua un tale trucco, a volte puo farlo il conduttore in quanto con il caldo e con il passare del tempo il gasolio eva­pora e trasudando dalla terra forma una macchia oleosa. Comunque difficilissima da notare, specie su una strada sterrata su cui circolano vecchi mezzi a motore che lasciano, a loro volta, tracce di olio e gasolio. I cani da rilevamento non cercano solo l’e­splosivo, ma anche altre sostanze. Per esempio, il ritrovamento di grosse quantità di saponette può in­dicare che da qualche parte si stanno preparando bottiglie molotov. II sapone infatti viene grattuggiato e miscelato con la benzina e quando la molotov si rompe e s’incendia, quel liquido infiammabile e vi­scoso aderisce ovunque, con effetti ben più terri­bili. Naturalmente, se si trovano anche molte bot­tiglie vuote le probabilità salgono.

Cani antimine: quali sono le razze migliori?

Le razze più utilizzate — dopo un’attenta selezio­ne individuate, che è an­cora piu severa per i con­duttori — sono il Pastore Tedesco e in misura an­cora maggiore il Labra­dor e il nevrile Pastore Belga Malinois (tutti maschi). I soldati francesi dico­no che i loro cani siano in grado di scoprire al 90 per cento eventuali ordigni esplosivi e usano i Mali­nois perchè, come il Pastore Tedesco, sono in grado di fare tutto. Un Malinois di soli 30 kg è capace di saltare e mordere una persona a due metri d’altez­za o atterrare un uomo robusto o sfondare il vetro di un automezzo usando una particolare museruola metallica. Dopo un addestramento di quattro mesi i cani antimina sono in grado di riconoscere varie sostanze di questo tipo, come il nitrato di am­monio, cordite, plastico o dinamite e individuare le bombe anche se sotterrate a un metro di profondità. Ma questo lo dicono i francesi, e potrebbe non essere vero, a meno che I’ordigno non sia stato sepolto da parecchio tempo, per cui le particelle odorose dell’eplosivo gradualmente hanno saturato quel punto. Asseriscono anche che i loro cani sono in grado di percepire l’odore dell’esplosivo, in caso di vento a favore, persino da un centinaio di metri di distanza. I militari italiani invece usano più spesso i Pastori Te­deschi, addestrati con diverse specializzazioni: EDD (Explosive Detection Dog, ricerca di esplosivi di ogni tipo, trappole esplosive in superficie o nascoste su automezzi o infrastrutture) e MDD (Mine Detection Dog, ricerca di mine e ordigni esplosivi collocati sotto il terreno). Alcuni sono scout, per cui sono adde­strati per entrambe queste ricerche e cioè sia I’indizio nonchè a riconoscere e segnalare a distanza la presenza di elementi ostili. Poi ci sono i patrol,

da pattuglia, impiegati anche per compiti di sorve­glianza, sicurezza e ordine pubblico.

Cani antimine: dove vengono addestrati in Italia?

Tutti i cani provengono dal Gruppo Cinofilo dell’esercito, creato nel 2000 in seno al Centro Militare Veterinario (Ce­mivet) di Grosseto, istituito nel 1870. E’ un reparto specializzato nell’allevamento e addestramento dei cani nelle differenti mansioni, e che vengono forniti ai contingenti militari all’estero, nonchè a quelli ope­ranti in Italia. Inizialmente i cani venivano acquistati all’estero ma ora ci si avvale di un proprio alleva­mento, anche perchè nel Centro Militare Veterina­rio lo spazio certo non manca, visto che si tratta di 560 ettari. II suo prestigio è tale da rappresentare un punto di riferimento anche per il mondo scientifico e universitario. Ogni anno, i migliori 60 studenti pros­simi alla laurea — scelti fra quelli di tutte le facoltà di veterinaria italiane — partecipano a un campus di quindici giorni all’interno del Centro. Per quanto riguarda I’allevamento è specializzato per il Pastore Tedesco (ha un proprio affisso ENCI), ma vengono allevati, selezionati e addestrati anche Malinois e Labrador. I metodi di addestramento, con varie fasi di crescente difficoltà, sono sempre basati sulla dolcezza e rispetto per l’animale, e naturalmen­te sul gioco per quanto riguarda alcune specializza­viduazione di depositi di esplosivi sia di mine o IE. Per esempio, il cane antimina gioca a cercare una pallina impregnata dagli odori che dovrà ricercare, come gli esplosivi. Naturalmente una volta in azione gioca ancora, ma con la morte, come it suo amico umano. Al cane si indica cosa deve fare ricor­rendo anche alla tecnica del “clicker trainer”, una sorta di cicalina da abbinare agli ordini da dare all’animale, per rafforzarli ed estenderli nello spa­zio. Nelle vicinanze del Centro, ovviamente sempre in area militare, è stato creato uno scenario di guer­ra con situazioni simulate nel quale conduttori e cani si esercitano. In totale, l’addestramento dei cani animina dura 10 mesi, seguito da un altro di un mese all’estero, in Kosovo. I cani rimangono in servizio 8-10 anni. Sarà bene ricordare che i cani vengono utilizzati soprattutto per individuare le mine, specie quelle an­tiuomo che ogni anno continuano a uccidere e stor­piare innocenti civili. Milioni di mine, magari piaz­zate decenni prima e dimenticate, ma che rimango­no sempre attive. In Afghanistan, per esempio, sono state poste per decenni da sovietici, mujaheddin e talebani. I cani in Afghanistan e Iraq hanno salvato e salvano moltissimi soldati, ma salvano anche gli ex soldati. Molti veterani, ancora in servizio o no, dopo queste terribili esperienze si sono suicidati. II loro numero è elevatissimo, anche se non divulgato come sarebbe il caso. Si chiudono in se stessi e non comunicano, non evidenziando il pericoloso livello di stress raggiunto. La terapia usata per aiutarli sono proprio i cani, che vengono regalati e mantenuti da apposite associazioni grazie a donazioni di enti e privati. Parrà strano ad alcuni, ma interagire con i cani, accarezzarli, giocarci e riceverne le sincere at­tenzioni che questi animali sono in grado di assicu­rare, ha un grande effetto rilassante. Sia nella zona di guerra che una volta in patria. I cani militari sono soldati e come loro meritano rispetto e considerazio­ne anche una volta ritirati dal servizio.

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