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Cani anziani: come possiamo aiutarli a vivere meglio?

Inoltre, i cani anziani tendono ad ingrassare, in quanto vogliono dormire e mangiare di più.

Cani anziani: tutto comincia a cedere

Anno dopo anno comincerà a subire la perdita dell’udito e questo avrà delle conseguenze nella disciplina, in quanto il cane non percepisce più i comandi, e nella guardia, perché se l’animale è abi­tuato ad abbaiare quando sente un rumore esterno non sarà più in grado di farlo. Se questo principio di sordità è facilmente riscontrabile dal proprietario lo stesso non si può dire per la ridu­zione della capacità visiva: il cane, infatti, restando nel proprio ambito familiare, riesce ad adattarsi alla cecità senza destare preoccupazione. Un altro problema tipico dei cani anziani, spe­cialmente per quelli che soffrono di malattie renali, è lo sporcare in casa: attenzione, questo comportamento non dipende dalla loro volontà quindi non dobbiamo colpevolizzarlo. E’ quindi opportuno portare il cane fuori più spesso oppure, nel caso lo si debba lasciare da solo a lungo, abituarlo a sporcare in luoghi predeterminati. A questi disturbi comportamentali si associa una serie di situazioni fisiopa­tologiche, che possono essere indivi­duate tempestivamente grazie a un monitoraggio clinico eseguito da un esperto veterinario che ci permetterà di prendere le giuste misure per rendere la senilità del nostro “migliore amico” più serena e tranquilla.

I disturbi più comuni dei cani anziani

Uno dei tanti problemi che possono colpire i cani anziani è legato alla prostata. Questa ghiandola, grande come una castagna, è parte dell’apparato genitale maschile e la sua funzione principale è quella di produrre il liquido seminale, uno dei costituenti dello sperma, che contiene gli elementi necessari a nutrire e veicolare gli spermatozoi. In certi casi un esame clinico può far sospettare al veterinario che l’animale soffra di un problema prostatico, ma più spesso il proprietario porta il suo cane in ambulatorio perché questo ha problemi a carico dell’intestino o dell’appa­rato urinario. I segni clinici più frequenti sono la comparsa di difficoltà nella defeca­zione e nell’urinazione, presenza di sangue nelle urine, depressione, mancanza di appetito. Molte di queste manifestazioni sono da imputare a un aumento di volume o a un’infiammazione della ghiandola in questione. Per evidenziare l’aumento di grandezza della prostata, al veterinario basta la palpazione, effettuata grazie a un’esplora­zione rettale. Un ulteriore aiuto può venire da un esame radiografico dell’addome o da un’ecografia. Questo mezzo di indagine può servire per eseguire un prelievo di piccoli frammenti di prostata da esaminare successivamente al microscopio con lo scopo di valutare la lesione eventualmente presente e per instaurare quindi un’opportuna terapia.

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