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Comportamento del cane: come imparare a comprenderlo?

comportamento del cane

Comportamento del cane: si studia per comprenderlo meglio

Ciò non significa che i principi dell’etologia non possano applicarsi anche gli animali domestici, tanto che oggi si può parlare di analisi etologica e di etogramma anche per il cane, ovvero anche il comportamento del cane può essere oggetto di studio. In realtà, ogni razza canina ha un proprio etogramma e poiché ogni razza è stata selezionata in base a certe caratteristiche fisiche e caratteriali l’etogramma dovrebbe mantenersi sempre uguale. Lo studio del comportamento del cane, però, implica anche l’analisi dei fattori biologici e genetici di ogni animale perché propri a questi fattori si ricollegano alcune sue necessità primarie.

I comportamenti di una specie comprendono sia azioni involontarie che azioni volontarie, di quest’ultime si possono distinguere quelle innate e quelle apprese. Le azioni si dicono involontarie quando si manifestano in modo indipendente dalla volontà dell’animale. Proprio per questo sono assimilabili alle regole del condizionamento classico introdotto da Pavlov, che prevede l’apprendimento di un comportamento da parte dell’animale secondo un processo basato su riflessi o sulla relazione stimolo-risposta. Questo tipo di condizionamento è opposto a quello denominato “operante”, che invece scaturisce da un processo che si basa invece sulla relazione risposta-conseguenza. Le azioni involontarie sono quindi legate alla sfera delle emozioni, per cui provocano da parte dell’animale reazioni di tipo neurovegetativo.  Per esempio, una produzione maggiore di saliva può essere causata dal mostrare al cane un bel pezzo di carne: si tratta di un’azione involontaria, ovvero non condizionata, da parte dell’animale verso uno stimolo ben specifico. Le azioni volontarie invece, che siano innate o apprese, si basano su una scelta attiva da parte dell’animale. I comportamenti innati non hanno bisogno di essere “educati”, quelli appresi invece derivano proprio dall’assunzione e dal consolidamento di una certa azione: per esempio, è innato il comportamento materno, mentre è parzialmente appreso il rispetto della prole nei confronti del genitore. Tra i due tipi di comportamenti però il confine è labile, per cui non è detto che si possano ben distinguere i comportamenti innati da quelli acquisiti: la caccia, per esempio, non si basa solo sull’istinto di doversi nutrire ma anche sulle capacità apprese proprio durante la stessa attività di predazione.

Naturalmente il comportamento non ha a che fare con il linguaggio degli animali. Il linguaggio, infatti, è formato da tutti quei segnali e stimoli che l’animale emette e che vengono ricevuti da destinatari di specie uguale o diversa dalla sua. A seconda quindi di chi riceve il messaggio, si può parlare di linguaggio intraspecifico o interspecifico. Il  comportamento non prevede che si instauri una relazione biunivoca tra mittente e destinatario del segnale  in quanto il cane non ha bisogno di un’altra presenza con cui interagire perché esibisce lo stesso un certo comportamento a prescindere dall’esistenza di un soggetto destinatario.

Esistono diversi modelli che possono instaurarsi tra cane e padrone, il primo dei quali e più comune è il modello gerarchico, che definisce proprio quale sia il ruolo che spetta a entrambi. Il modello etologico invece prende in esame soprattutto il contesto e le quattro fasi del comportamento dell’animale, differentemente il modello behavioristico bada a quali siano gli effetti di un determinato comportamento. A prendere in esame gli stati emozionali e gli umori del cane è invece il modello psicologico, mentre quello biologico bada a quelli che sono i suoi bisogni e le sue necessità primarie. Poiché un cane è spesso inserito in più di un ambiente familiare, può essere utile per comprenderne il comportamento sia il modello sistemico, che introduce l’animale nel “sistema famiglia”, che il modello filosofico, che invece pone l’accento sulla teoria del gioco all’interno della quale il rapporto cane-uomo dovrebbe uscirne vincente.

Le azioni involontarie del cane sono manifestazioni organiche dirette in quanto si tratta di reazioni di tipo neurovegetativo che l’animale ha nei confronti di un determinato stimolo. Questo stimolo, quindi, causa evidenti alterazioni metaboliche nell’animale, come tachicardia, dispepsia, ptialismo, diarrea o minzione emotiva: queste sono tra le più diffuse e immediate reazioni che un animale possa avere vedendo o annusando qualcosa. Si tratta di azioni che causano un forte stress nell’animale, ma proprio questo stress lo induce ad adattarsi momentaneamente al contesto.

Comportamento del cane: le differenze rispetto al lupo

Molto spesso si tende a confrontare il comportamento del cane con quello del lupo, suo antenato. È vero che tra le due specie esistono ancora diverse somiglianze, ma il cane con il tempo è andato assumendo caratteristiche non solo morfologiche ma anche attitudinali che lo allontanano molto da quelle del lupo. Il cambiamento subito dal cane nel corso dei secoli è da imputare sia all’addomesticamento che alla selezione artificiale operata dall’uomo: se il primo ha causato il mutamento di una specie in un’altra più idonea, la selezione invece ha permesso di individuare e mantenere determinate qualità e a trasmetterle a gruppi omogenei di soggetti. Quindi in confronto allo stato brado in cui è rimasto il lupo, il cane ha assunto nuovi modi di comunicare e agire rispetto al suo progenitore.

Ogni tipo di comportamento che un animale assume ha lo scopo di arrecargli un immediato beneficio. Ciò è dovuto all’istinto di autoconservazione che è particolarmente forte in qualsiasi specie animale, anche nell’uomo, e che rappresenta una delle pulsioni fondamentali di un animale. Le altre pulsioni sono l’aggressività e l’accoppiamento: la prima serve a difendere se stessi e ciò che si possiede, la seconda è necessaria per il naturale proseguimento della specie. Quando si vanno ad analizzare i comportamenti di un cane quindi devono essere presi in considerazione anche altri fattori quali il contesto, la risposta e la conseguenza della stessa. Il contesto provoca una determinata azione da parte del cane e può essere intrinseco, se si tratta di appagare un bisogno necessario tipo la fame con la ricerca di cibo, ed estrinseco se invece è legato all’ambiente circostante e si manifesta visivamente, come può essere l’individuazione di una preda che mette in moto automaticamente la sequenza della caccia. Il contesto quindi è lo stimolo o il segnale, ovvero un evento che causa nell’animale una reazione consequenziale che attraversa quattro fasi fondamentali, ovvero l’inizio, la realizzazione, l’interruzione e la non riproposizione.

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