Gatto orientale e gatto Sphinx: caratteristiche e cose da sapere

25 luglio 2013 0 commenti

gatto orientale

Gatto orientale: differenze con lo sphinx

Il pelo apparentemente corto del gatto orientale diventa lungo e folto se messo a confronto con quello dello Sphinx, la cui peculiarità è proprio l’esser glabro. Non è però solo il pelo a differenziare queste due razze: se l’Orientale dimostra di avere un aspetto snello e dall’ossatura leggera, lo Sphinx invece è decisamente più muscoloso, dall’ossatura forte e dall’aspetto quasi cilindrico.

Ciò che però caratterizza davvero le due razze è il modo d’incedere e di muoversi degli esemplari : grazia e leggiadria, infatti, sono le qualità che accomunano e rendono molto simili il gatto Orientale e lo Sphinx perché entrambi riescono a muoversi in un modo ugualmente flessuoso. Le movenze morbide e fluide di questi gatti  fanno passare decisamente in secondo piano le diversità che li separano, a partire dal mantello e dalla struttura ossea. Queste estreme differenze morfologiche lasciano spazio, però, a similitudini caratteriali molto evidenti: questi esemplari dimostrano un’agilità e una calma tali che non sembrerebbero invece celare quella loro passione per il gioco e la loro allegra vivacità. Sphinx e gatto Orientale, però, sanno essere anche di una docilità e di un’affettuosità estrema, che mostrano principalmente  nei confronti del loro padrone tanto che sia l’uno che l’altro gatto rappresentano una buona compagnia per l’uomo e per i propri simili. Si tratta di due razze caratterizzate dalle stesse doti e da simili necessità: entrambi molto affettuosi e due grandi giocherelloni, l’Orientale dimostra di essere molto curioso quindi non c’è da stupirsi se adora seguire il padrone in ogni sua azione domestica  o se squadrerà e seguirà a mo’ di segugio ogni persona che varca la soglia di casa. Decisamente più calmo e pacifico è invece lo Sphinx, a cui piace l’azione:  giocare, arrampicarsi e correre dappertutto sono le sue principali attività quotidiane, per questo sarebbe meglio se avesse a sua disposizione un ampio spazio come quello di un terrazzo o di un giardino, in cui poter stare in tutta sicurezza. Sia l’Orientale che lo Sphinx amano la compagnia di altri simili e giocare con loro magari inseguendosi l’un l’altro e contendendosi una preda.

Gatto orientale: lo standard

Il gatto orientale si presenta come un gatto dall’indole dolce e socievole, è molto amichevole e affettuoso ed è alla continua ricerca di coccole specie al suo padrone a cui tende ad affezionarsi molto, tanto da soffrire la solitudine se lo si lascia solo a lungo.

Il peso di un gatto orientale maschio può arrivare fino ai cinque chili, mentre le femmine si fermano intorno ai quattro chili.

Morbido e setoso, il mantello dell’Orientale si presenta a pelo corto e molto fine, con poco sottopelo e molto aderente al corpo. Sono accettate tutte le varietà di colore tranne le sfumature himalayane tipo Siamese, i colori più diffusi sono il nero e il blu ma non mancano anche esemplari dal pelo tigrato che sono molto ben apprezzati.

La testa è piatta e col musetto allungato e un po’ appuntito, le guance sono magre e il naso lungo.

Le orecchie risultano essere abbastanza grandi e distanti tra loro, obbligatoriamente di colore verde smeraldo sono gli occhi in genere dalla forma a mandorla, dal guizzo vivace e dall’espressione dolce. L’aspetto dell’Orientale è decisamente snello, ha un portamento molto elegante e ciò è dovuto soprattutto alle zampe sottili e più lunghe posteriormente rispetto alle zampe anteriori.

piedi sono ovali, la coda è lunga e affusolata che tende a diventare più a punta verso l’estremità. Proprio per il suo pelo corto, l’Orientale richiede meno cure: basta infatti spazzolarlo una volta a settimana con una spazzola morbida, nel periodo del cambio del pelo invece è meglio usare un pettine di camoscio così da assicurarsi di rimuovere tutto il pelo in eccesso: in questo modo il gatto non rischierà di ingoiarne troppo e di affogarsi. È importante, inoltre, mantenere sempre pulite le sue grandi orecchie e per farlo è consigliabile usare un prodotto specifico, molta cura anche per le unghiette che vanno tagliate con delle forbici apposite dato che sono in genere essere molto spesse e robuste.

Poiché  gli allevatori inglesi erano rimasti folgorati e adoravano smisuratamente la razza Siamese, verso la metà del Novecento  diedero inizio a una selezione più specifica che portò a una serie di incroci tra gatti provenienti dalla Thailandia, i gatti del Siam, con quelli provenienti dall’Abissinia. Attraverso questi accoppiamenti gli allevatori volevano arrivare a ottenere una diversa varietà di Siamese, non avrebbero mai pensato infatti di arrivare a creare una razza del tutto nuova: devono essere rimasti molto stupiti quando il risultato dei loro incroci e della loro selezione fu la razza Havana Brown, un esemplare dal pelo color marrone scuro e dagli occhi verdi che oggi è una specie a se stante. Per ottenere l’agognata varietà di Siamese, nuovi incroci vennero riproposti solo negli anni ’70: solo da questa ulteriore selezione si delineò quella che sarebbe diventata la razza Orientale, che negli States è conosciuta con il nome di Foreign Shortair, ovvero “pelo corto straniero”. La razza venne  riconosciuta quasi immediatamente: era infatti appena il ’76 quando fu accettata dal CFA, nel ’77 invece toccò al GCCF e alla FIFe riconoscerla.

gatto sphinx

Gatto Sphinx: caratteristiche

Diversa storia quella dello Sphinx: sembra che fin dall’antichità fossero sempre esistiti nelle varie epoche gatti privi di pelo e che rappresentassero una mutazione del tutto spontanea, non determinata da interventi umani. Nella prima metà del Novecento,  sia in Europa che negli Stati Uniti venne riconosciuta l’esistenza di esemplari di gatti completamenti glabri, ma ancora non risultavano far parte di un’unica razza. Fu  l’accoppiamento di due esemplari di questa specie nel ’66 in Canada a iniziare una progenie che presentava le loro stesse caratteristiche fisiche, per cui si pensò che far accoppiare genitori e figli potesse cambiare il risultato precedentemente ottenuto. È  così che si ottenne l’attuale Sphinx. Negli anni ’80 lo Sphinx è stato riconosciuto come razza a sé, e oggi si usa per ottenere nuovi incroci: già nel  ’85 un allevatore texano provò a far accoppiare il Devon Rex con lo Sphinx per dar vita a un nuovo allevamento. Lo Sphinx è una razza abbastanza diffusa anche in Italia ormai, tanto da partecipare a diverse esposizioni e mostre feline.

La testa dello Sphinx si presenta di forma triangolare e di medie dimensioni con il cranio leggermente rotondo, gli zigomi sporgenti, il mento sviluppato e vibrisse corte. Le  orecchie sono molto grandi e larghe alla base e dalla punta arrotondata, gli occhi sono caratterizzati da una forma allungata con la coda dell’occhio che tende verso l’alto.

La razza prevede che il colore degli occhi sia in linea con quello della pelle, in genere l’azzurro è  quello più apprezzato e ricercato. Le zampe sono muscolose, abbastanza lunghe e distanti tra loro e terminano con piedi ovali dalle dita prominenti, le zampe posteriori sono leggermente più lunghe rispetto a quelle anteriori.

piedi hanno dei cuscinetti molto sviluppati.

La coda è sottile, lunga e affusolata, nella razza è permessa la “coda da leone”, ovvero con ciuffo di peli all’estremità. L’aspetto dello Sphinx è segnato sia dal corpo privo di pelo che dalle orecchie grandi, inoltre si presenta anche molto muscoloso. Da cucciolo lo Sphinx è molto rugoso soprattutto sul muso. Viene accettata qualsiasi variazione di colore compreso il tabby, il pezzato, la squama di tartaruga e i colourpoint.

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