Gatto Thai: caratteristiche e cose da sapere

23 luglio 2013 0 commenti

gatto thai

Gatto Thai: la storia

Gli allevatori del gatto Thai hanno voluto allevare il Siamese tradizionale mantenendone l’aspetto originario con cui arrivò in Europa nel primo Novecento e prima che mode e diverse necessità riproduttive ne alterassero le caratteristiche. Anticamente i gatti del Siam abitavano le dimore reali per volontà degli stessi allevatori, che in questo modo sapevano ben custodire la qualità della razza. Addirittura doveva essere il re del Siam in persona ad autorizzarne l’espatrio in terra straniera, per quanto questi esemplari erano considerati pregiati.

Quando gli inglesi sbarcarono nell’antica Thailandia, fu lo stesso re Chulalongkorn a regalare una coppia di gatti al console britannico nel 1870: un gesto di gentilezza che involontariamente diede inizio alla diffusione della razza anche oltreoceano. Naturalmente i primi ad apprezzarli furono proprio gli inglesi che, dopo aver fatto conoscere la razza nel Regno Unito, si prodigarono a diffonderla nel resto mondo e fu un successo istantaneo. Solo in tempi relativamente recenti, ovvero negli anni ’70, gli allevatori iniziarono una selezione più specifica che voleva accentuare i tratti esotici della razza e arrivarono, dopo attente selezioni e incroci, a ottenere l’attuale gatto Siamese dall’aspetto affusolato e slanciato. Tutti gli altri esemplari che conservarono le originarie qualità furono per lungo tempo definiti come fuori standard tanto da rischiare anche l’estinzione. Solo sul finire degli anni ’80 il Thai venne riscoperto e alcuni appassionati allevatori ne iniziarono una selezione che permettesse anche a questa razza di essere riconosciuta.

Gatto Thai: caratteristiche

Le peculiarità del gatto Thai che lo contraddistinguono subito sono la spiccata intelligenza e l’incredibile adattabilità, nonostante l’indole vispa e attiva è infatti un felino che sa ben adattarsi a diversi ambienti e situazioni e soprattutto ai diversi tipi di padrone. Anche per questo la razza si è saputa diffondere subito, e a rimarcare questa sua particolare caratteristica la constatazione che il Thai può vivere bene sia in una casa con giardino che in un appartamento anche piccolo, si trova bene sia in una famiglia numerosa che in compagnia di un unico padrone. È uno dei pochi gatti di razza che ama incondizionatamente il suo padrone e sa come dimostrarglielo facendo sentire il suo proprietario amato e importante.

Segue il suo essere umano passo dopo passo nella vita quotidiana e fa sentire la propria presenza fin troppo vicina al padrone anche attraverso diversi tipi di miagolii per dimostrare di volergli costantemente stare accanto. Questo suo carattere adattabile e mansueto lo rende un gatto facilmente ammaestrabile: è una delle rare razze che sopporta il guinzaglio e anche per questo tra le migliori per i programmi di Pet Therapy. L’unica pecca è che la razza non sia stata ancora riconosciuta all’interno del circuito FIFe, federazione in cui è invece presente di diritto il Siamese. In compenso il Thai è stato riconosciuto dal circuito WCF e dalla TICA, che  ha accettato la razza in modo ufficiale nel gennaio 2010.

Gatto Thai: di cosa ha bisogno?

Il Thai è un gatto molto socievole, affettuoso, amichevole e attivo, sa essere un coccolone con chi gli presta le dovute attenzioni. È molto dolce, quindi è il gatto ideale se avete bambini in casa o persone anziane, perché sa essere molto paziente ed espansivo. Verso il suo padrone a volte può sembrare un po’ assillante perché si abitua presto alla dose di coccole quotidiana e se non riceve l’affetto desiderato, sa come farsi sentire dal padrone. Il Thai è un gatto che non rinuncerebbe alle coccole e all’amore del padrone per nulla al mondo, per cui cerca sempre di meritarsele.

Il Thai è forse uno dei pochi gatti che ha diversi modi di miagolare a seconda di ciò che va chiedendo al padrone. Poiché è un gatto molto espressivo, ha la dote innata di farsi capire dagli uomini a suon di miagolii, che sa modulare in modo da comunicare perfettamente ciò che desidera al padrone. Sembra quasi di aver a che fare con un “gatto parlante” tanto riesce a comunicare le sue esigenze e necessità attraverso il tono dei suoi miagolii: impossibile quindi confondere il verso della fame con quello delle fusa. Questa sua espressività così palese è una delle caratteristiche peculiari della razza.

Il Siamese tradizionale denominato anche can-gatto per via di quegli atteggiamenti così affettuosi che dimostra al suo padrone, presentava originariamente un nodo sulla punta della coda, in pratica un difetto genetico assolutamente innocuo dal punto di vista della salute ma che non permetteva alla razza di ottenere riconoscimenti importanti durante le mostre feline. Il nodo però è stato “sciolto” dopo un’accurata selezione ottenendo alla fine esemplari senza difetti. Un percorso simile si è dovuto fare anche per risolvere il problema dello strabismo convergente che era presenta in alcuni esemplari della specie.

Gatto Thai: lo standard

Nonostante le origini e i geni del Siamese e del Thai siano identici, queste due razze presentano notevoli differenze soprattutto per chi conosce entrambi gli esemplari. Alcune differenze si sono ulteriormente accentuate in seguito alle diverse selezioni effettuate dagli allevatori, che hanno lavorato soprattutto in modo da rendere differenti due elementi in particolare, il corpo e la testa. Il Thai infatti ha un fisico un po’ più massiccio e meno slanciato e filiforme rispetto al Siamese, la sua testa è più rotonda tanto che viene denominata “a mela”, mentre la forma della testa del Siamese è più triangolare.

Il mantello del Thai si presenta setoso e lucido, privo di sottopelo e dalla tipica distribuzione colourpoint, il che prevede un netto contrasto tra il colore dei “points” e il resto del corpo. Orecchie, mascherina, zampe, coda e testicoli in genere sono i punti scuri del manto, mentre il resto del corpo si presenta in un colore che va dal crema al beige all’avorio. Il gatto Thai viene maggiormente apprezzato nella colorazione tradizionale detta seal point, con punte marrone scuro e corpo crema, ma esistono anche i blue point, i chocolate, i lilac, i red point, i cream e tutte le varietà tortie e i tabby. Tranne il bianco, sono accettate tutte le sfumature di colore.

La testa è rotonda, con guance piene senza zigomi spigolosi. Il profilo è lievemente infossato a livello degli occhi, mento e mandibola sono robusti.

Gli occhi sono rotondi e la razza prevede che siano sempre di color azzurro, di cui sono ammesse diverse sfumature: le più diffuse e apprezzate sono di un blu intenso e luminoso. Le orecchie sono abbastanza distanti e larghe, con la punta tonda.

La coda è più larga alla base e ben proporzionata rispetto al busto, la razza prevede che termini a punta e sia mantenuta sempre dritta. Il Thai può pesare fino ai 6,5 chili se maschio, mentre se femmina arriva a sfiorare i 5,5 chili. Indipendentemente dal sesso, si presenta di aspetto compatto e ben piantato con zampe robuste e piedi piccoli e ovali.

Felino dalla spiccata personalità, è giunto in Europa solo nel 1800 e subito ha conquistato il popolo di Sua Maestà con quei suoi occhioni azzurri. Il primo esemplare di razza si deve a Harrison Weir, purtroppo però sebbene fosse un gatto facilmente adattabile a ogni situazione, l’ambiente diverso e le guerre mondiali lo ridussero quasi all’estinzione. Negli anni ’50 iniziò una nuova selezione in cui vennero preferiti gatti dall’aspetto più affusolato che, dopo varie selezioni, diedero origine all’attuale Thai.

Stranamente è un gatto ancora a rischio d’estinzione e quasi introvabile. Quando nel ’88 fu fondata la World Cat Federation e, durante una visita in Russia, la presidentessa della federazione Anneliese Hackmann riscontrò una presenza di gatti del Siam considerevole e fu colpita da come quegli esemplari avessero mantenuto le caratteristiche primordiali. Ciò la stimolò a salvaguardare la razza: censì gli esemplari facendoli diventare i capostipiti del moderno Thai. Lo scopo era quello di portare a nuova vita il Siamese tradizionale che era vissuto fino agli anni ’40. Questi gatti quindi persero la loro genealogia e il nome stesso di Siamesi per dare il via alla razza Thai.

In Italia è solo negli anni ’90 che si distinguono i primi Siamesi ribattezzati Créme Caramel. Questi esemplari, però, vennero messi da parte quando nel ’98 alla Expo WCF giunsero i Thai: anche in Italia quindi si continuò la selezione solo con i gatti di razza Thai. Alcuni allevatori hanno creato nuove generazioni affinché questo prezioso gatto del Siam non risultasse estinto. Solo dal 2010 la razza è stata riconosciuto dalla TICA, ma in uno standard diverso che avvicina il Thai al Siamese degli anni ’50 che aveva un muso lungo, le orecchie grandi e le forme del corpo più allungate.

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