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Japanese chin: caratteristiche e cose da sapere

cane japanese chin

Japanese chin: un cane coccolone

Il japenese chin rispetto alle altre razze si sente subito legato al proprio padrone da un amore profondo e indefinibile: è questo sentimento che lo fa obbedire alla volontà del suo proprietario, a cui non si sente mai subordinato, infatti la sua vispa personalità e la sua innata intelligenza gli permettono di accontentare le richieste del padrone in tutto e per tutto senza sentirsi  un “suddito”.

Va matto per i bimbi e gli piace anche fare amicizia e giocare con gli altri cani, è anche uno dei rari cani che stranamente accetta la presenza nel suo stesso territorio di altri animali, come gatti o conigli. Il suo carattere lo porta a rispettare le regole, ma sa essere un gran giocherellone  spesso un po’ troppo birbantello, ma vale la pena averlo in casa perché è uno straordinario compagno con cui condividere la giornata, simpatico e spensierato.

Attenzione solo a quello che gli concedete: se gli viene permesso di saltare sul divano o su una sedia, quel divano e quella sedia saranno per sempre di sua proprietà e difficilmente cambierà abitudini. Capirete subito quando il vostro japanese chin è particolarmente contento: tutti gli esemplari della razza hanno infatti il vizio di trattenere il respiro e di emettere un soffio con il naso quando sono felici. Anche il suo saluto è particolare rispetto a quello di altri suoi simili: emette un verso molto somigliante a quello di un canarino e lo accompagna da brevi e rapidi movimenti delle zampine posteriori, vi accoglierà quindi con un “bentornato” simile a una danza cerimoniale.

Il cane dell’imperatore

Il japanese chin è di sicuro un cane imperiale: se anche la leggenda che lo vuole al fianco di Buddha quale suo amico prediletto fosse solo una fantasia, non lo è invece la preferenza che l’imperatore Hiroito dava a questa razza lasciando invadere il palazzo da almeno una ventina di esemplari.  Si tratta di sicuro di una razza molto antica, che nasce dopo una serie di incroci tra vari altri cani: questi incroci sembra  che ebbero inizio addirittura nel 700 d. C. in Cina e lo dimostrerebbe la citazione in un antico volume cinese  di un cane dalle fattezze simili al chin.

Vero è che alcuni esemplari somiglianti al chin nel 723 d. C. partirono dalla Corea per approdare alla corte nipponica: doveva trattarsi di sicuro di antenati dell’attuale japanese chin, ovvero la razza nota col nome di Shoku-ken. Il Chinu no inu, ovvero il cane Chin, viene citato per la prima volta in un testo di letteratura giapponese risalente alla metà del Cinquecento: questa citazione porta a credere nella possibilità che il japanese chin abbia effettivamente origini orientali. Nel periodo Edo, ovvero dal 17° al 18° secolo, gli allevatori usavano omaggiare le mogli dei Samurai più in vista dell’epoca  regalando loro un piccolo Chin, e fu proprio questo semplice dono a contribuire alla diffusione della razza in tutto il Giappone. In  questo stesso periodo dev’essersi formato anche quel suo carattere tranquillo, sereno e gioioso e soprattutto  quella che è rimasta la sua caratteristica peculiare, ovvero vivere in casa ed essere abituato alle sue regole, senza sentire il bisogno impellente di andare fuori a scorrazzare. Questa particolarità di considerare la casa come il suo universo, rendeva il piccolo chin uno zashiki al 100%, ovvero veniva considerato dai suoi padroni un ospite alla stregua di un essere umano, tanto da poter usufruire di un proprio tatami e di essere sistemato insieme al suo padrone nella stessa camera  .

Il japanese chin arriva tardi in occidente: sembra proprio che uno dei primi testi che riporta l’esistenza di questa razza in Europa sia stato scritto dal capitano Saris che ricevette in dono proprio dall’imperatore del Giappone un piccolo chin nel 1613. Nel 1853 toccò invece al commodoro Perry tornare in patria con alcuni esemplari di japanese chin al seguito, alcuni dei quali ebbero l’onore e l’onere di questi diventare stabili inquilini della Casa Bianca. Poiché i chin assomigliavano molto ai carlini dato il lungo pelo di colore bianco e nero, nel 1800 Perry decise di regalarne alcuni anche all’ammiraglio Sterling della flotta inglese affinché li recapitasse in dono alla regina.

Nemmeno a dirlo, la razza riuscì subito a conquistare la famiglia reale e l’aristocrazia britannica tanto da avere una sorta di proprie fan a corte: la stessa regina Alessandra fu immortalata in un ritratto insieme alla figlia Vittoria con in braccio alcuni esemplari di japanese chin a cui si erano affezionate. Nel 1897 probabilmente proprio perché si trattava di una razza molto amica della corte reale, il japanese spaniel viene riconosciuto ufficialmente come razza dal Kennel Club e ciò portò al cambiamento di nome da spaniel a chin e alla sua inevitabile diffusione in Europa agli inizi del ‘900. Il nome attuale venne registrato probabilmente insieme a quello dello stesso Kennel Club, e così dal 1905 non si parlerà più di japanese spaniel ma di japanese chin.

Japense chin: cosa bisogna sapere

I tipici colori del manto del chin sono il bianco e il nero oppure il rosso e il bianco, ma mai il tricolore. Il rosso in particolare è accettato nelle sfumature del sabbia, del limone e dell’arancio. Attenzione  che il colore sia presente sulle guance, sulle orecchie e nelle macchie del corpo. Invece il bianco è uniforme, non  maculato. Poiché  la razza presenta un pelo lungo e folto, molto setoso e soffice, va spazzolato regolarmente almeno una volta a settimana, frequenza che dovrà cambiare soprattutto durante i periodi della muta.

Il japanese chin è un cane insospettabilmente molto vivace, attivo e intelligente e dal carattere sempre allegro. Dal muso a peluche quasi non si direbbe che questo batuffolino nasconde una grande carica e un’impetuosa vitalità eppure  ama condividere con il padrone anche l’atmosfera casalinga, gli piace anche giocare e correre e per questo può essere il compagno di giochi ideale per i bambini, che considera quasi suoi pari. La casa è il suo mondo, il suo ambiente preferito dato che vi è nato, ma ciò non significa che sia un cane delicato o debole, anzi nasconde una forza e una resistenza inimmaginabili che lo rendono un buon compagno anche per le persone anziane: con la sua allegria riesce infatti a riempire le giornate delle persone sole trasmettendo loro tutto il calore di cui è capace. Inoltre non abbaia senza una ragione, quindi è anche un cane discreto e rispettoso.

Come per qualsiasi animale che vive in casa, fin da cucciolo deve apprendere quali sono le regole da rispettare, ma dopo avergli impartito le buone maniere si rivelerà naturalmente molto educato e discreto, tanto da sapere da solo la distanza da mantenere con le persone estranee, ma senza abbaiare o ringhiarle contro: non è infatti nemico di nessuno. Il chin ama essere amato e soprattutto va matto per le coccole e le attenzioni del suo padrone, tanto da esprimergli il suo apprezzamento attraverso il suo tipico verso che ricorda quasi il cinguettio di un canarino. La sua principale dote è quella di saper tenere compagnia e amare il suo padrone per cui rappresenta un amico fidato per persone di qualsiasi età. Il suo difetto, se così si può definire, è quello di detestare di rimanere solo, non sopporta la solitudine per cui se il padrone ha la necessità di lasciarlo solo per qualche ora, deve saperlo abituare prima e insegnargli a stare senza compagnia.

Non soffre di problemi di salute anzi, i maschi della specie si sono dimostrati molto longevi e forti, mentre le femmine potrebbero soffrire solo nel periodo del parto, per cui si consiglia di farle seguire da un buon veterinario. Il japanese chin è una razza poco conosciuta e diffusa in Italia, per cui se si è deciso di voler ospitare in casa un esemplare è  meglio rivolgersi direttamente presso allevamenti specializzati e riconosciuti dall’Enci.

Lo standard

Presente anche nelle opere di Monet e di Earl e raffigurato in una serie di francobolli stampati nel ’45 in Giappone, il japanese chin è un batuffolo di pelo dal colore bianco con macchie nere o rosse, ha una testolina grande ma proporzionata alla sua taglia, il cranio è largo e dalla fronte rotonda, con narici larghe.

Il musetto è molto corto, sembra quasi schiacciato, le labbra si arrotondano su ogni lato delle narici, mentre la mandibola piccola è forte e dritta e sa addentare anche pezzi di carne molto grossi. Gli occhi sono molto grandi, scuri e distanti tra loro tanto da far sembrare quel suo sguardo un po’ “strabico”, ma in realtà si tratta di una caratteristica della razza. Infatti  è molto apprezzato che si intraveda il bianco degli occhi perché conferisce una vena di stupore a quel dolce musetto.

La coda è corta ma dal pelo folto e lungo, le zampine anteriori si presentano snelle, dritte e ben frangiate mentre  quelle posteriori sono leggermente più angolate. I piedi piccolini sanno muoversi velocemente e sono tutti ricoperti da pelo in abbondanza. Gli esemplari maschi non superano i 25 cm di lunghezza per una media di 3 kg di peso, mentre le femmine sono leggermente più corte. Il japanese chin è indubbiamente un cane di piccola taglia ma si presenta dall’aspetto compatto, grazioso ed elegante, e si caratterizza per il portamento particolarmente “regale” e per l’andatura fiera ed eterea.

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